ilClaustrofobo
Sabato, Luglio 19th, 2008Il mio blog si sposta su ilClaustrofobo.
Il mio blog si sposta su ilClaustrofobo.
Martedì 29 aprile, facoltà d’Ingegneria Polo Montedago, primo Flickr meeting del gruppo Università Politecnica delle Marche. Ecco, la passione per la fotografia ora la possiedo! Queste sono le prove. Martedì sarà il primo meeting e, considerato il luogo, gli altri partecipanti mi aiuteranno a sembrare meno pazzo di quando durante la pausa sigaretta illustro al Red quanto starebbe bene un nudo sull’erbetta delle aiuole di quota 160 — erba che ora hanno tagliato — mentre faccio una foto. Non tremate, non tremate: la foto può venire mossa.
A presto le foto, sperando una buona giornata…
Questo è un post simmetrico a …tonight che ieri notte, già il 10 aprile, non son riuscito a scrivere.
Con due teste come le nostre qualcuno prima o poi dovrà preoccuparsi sul serio: primo, fra tutti, io. Ieri è stata una bella serata produttiva in fin dei conti e le nostre menti hanno tenuto abbastanza bene il ritmo degli eventi. Fase uno: abbiamo impastato peggio di brave massaie! Fase due: birra amichevole e conversazione piacevole: ma le ragazze attempate vicino a noi erano per caso omosessuali? E perché non ci siamo seduti sul tavolo dei gay? Si doveva parlare solo d’affari: meglio così, divertente così.
Ora doccia e poi studio. Ieri avevo postato una foto su Flickr, ma stamattina l’ho tolta: non mi piaceva affatto, ma, un po’ allegro, non posso pretendere di far foto buone.
Aspettando pasqua: è meno spettacolare di natale. Com’è il sabato? Non penso sia uno dei migliori, ma neanche uno dei peggiori. Sto rimasticando i ricordi della cena di giovedì sera con i compagni delle scuole medie, quelli presenti in ristorante, e penso allo stupore provato: io, alcuni di loro, erano 10 anni che non li rivedevo. Eppure sono così pochi i chilometri tra me e il paesello! Mah, questione di scelte.
Vorrei postare le foto su Flickr, le foto di un’ebbra cena prolungata fino a tardi. Devo chiedere il permesso a tutti quelli ritratti e, poi, quante foto sul serio sono da mio spazio Flickr? Poche: sono due o tre le foto decenti, non mosse, esposte alla meglio. «Tanto non se ne accorgono», ha detto Gloria, scultrice; lo so, ma quelli di Flickr lo vedono. Allora penso a quello che mi disse Red una volta a proposito delle foto: «Sono ricordi.» Sotto questo punto di vista i miei scatti andrebbero messi tutti, compresi i bicchieri a metà, i pacchetti di sigarette vuoti, i mossi e gli occhi chiusi.
Ho acquistato l’account Pro per un anno in Flickr: avevo raggiunto il limite di foto visualizzabili, duecento, e no, mi dispiace, non voglio trovarmi a dover decidere cosa cancellare a dover rimuovere scatti ai quali sono affezionato. «Perché posti le tue foto su Flickr?», che difficile domanda: potrei inventarmi mille motivi (o scuse); te ne dono una, posto le foto su Flickr per mostrarle anche a te.
Buona pasqua. 10 minuti: ho scritto questo post e non ho litigato con nessuno.
In un sabato sera in cui le alternative sono poche - tra scrivere la domanda d’ammissione per un concorso per neonate attività imprenditoriali, uscire solo per farsi tagliare le vene dal freddo, cantare su una musica lenta - hummyhummy, guarda su!
Sono appena passato su Flickr e, nella pagina dedicata alla mia compattina Nikon ci sono 2 mie foto tra quelle d’esempio. Guarda su.
Poi, oggi pomeriggio, tornerò a casa-casa. Tra pochi minuti sciacquerò i miei pensieri con una doccia bollente, mescolerò acqua fredda, con una doccia tiepida e profumata di camomilla e vaniglia, con una doccia forse fredda. Ieri sera ormai tardi ho perso la voglia di bagnarmi, ho preferito dormire, appena son caduto morto e solo sul letto.
La settimana si conclude con un pizzico d’ottimismo perché un poco me la cavo. Tra l’uscita fuori città, le pause del Red, la Polifunzionale, il panorama coperto da un velo di foschia ho iniziato seriamente a studiare per l’esame di Organizzazione Aziendale. Presto prenderò il giusto passo per affrontare quella materia. Spero.
Poi… Poi non è che abbia molto da dire (nel tempo ora a disposizione): uscire, studiare, pensare al progetto, amare (chi? dopo me), pensare, scrivere, sognare, eccetera.
Chi c’è nei miei pensieri? Per chi c’è spazio? Quando? Oggi vi ho pensati? Sono domande che ora non voglio rispondere: le risposte vanno cercate. Cercate!
Ci sono ragazze carine: hanno gambe sottili come fili, quasi fossero disegnate, che terminano, ad una estremità, con un sederino sull’attenti finto altrettanto. La conclusione è unica: sono modelle per cartoni animati che quasi uscite da uno stampo clonano i personaggi che loro dovrebbero ispirare entrando in loop.
Riassumo la giornata con un fumetto inventato, senza sceneggiatura. Immagino cinquecento omini che disegnano con schiene curve su pezzi di carta troppo minuscoli fotogrammi uguali da mettere in sequenza per creare un movimento, una storia, finzione o sogno. Tratto di matita così fine, stanotte disegna me che mi addormento sconfitto dalla stanchezza; non farmi solo, accompagnami, dammi un fianco caldo da accarezzare e sul quale morire nell’attimo in cui chiuderò gli occhi.
Chiedo un sogno.
Technorati Tags: cartoni, animati, sogno, buonanotte
Poche cose da dire: ho mangiato riempiendo il mio pancino, ho sonno, alzo la serranda verso la luce del faro e mi butto sul letto. Notte, notte, quasi tutto qua.
Un anno fa: Il culto dell’amore in formato spot.
Technorati Tags: febbraio, festa, san valentino
E io esco che è ancora notte.
Questo treno parte da Torino e ferma alle 19.33 a Parma; prosegue in direzione di Ancona, capolinea, quello. È un umile regionale che taglia i confini regionali nord-orientali della penisola unendo i monti al mar Adriatico. La strana popolazione che ne affolla le carrozze ha sfumature di tutti i colori: studenti ben vestiti con accento bolognese che quasi gay si fanno il nodo alle cravette a vicenda; vecchi operai turchi bramosi di sigarette senza filtro; persone uguali, altre, che negli occhi mostrano solo l’insopportabile caldo e l’aria consumata respirando una profonda boccata ogni volta che viene aperta la porta.
Sono dentro. Oggi io sono uno di loro, una perla di lana pura in mezzo ai lupi, un lupo tra agnelli. Non scherzavo quando dicevo che su questi treni ci sono individui che vanno in giro con il coltello tra i denti: io sono ancora uno di loro e il viaggio dura per quasi quattro ore. Seduto, composto, vicino all’ingresso, mi guardo a specchio nel nero finestrino a tratti illuminato da stelle-lampioni che scorrono da destra a sinistra: ho i capelli spettinati e in generale sto pensando a cosa scrivere dal momento in cui tu sei partita.