In una ridente giornata di sole. Il mio primo viaggio in mongolfiera fu un disastro.
Sto premeditando il viaggio, il mio primo in mongolfiera e il vento che soffia fuori sa rivoltarti i cappelli che un pallone gonfiato morirebbe a un solo suo sospiro, penso. La luce curva come un’ombra sulla mia schiena osserva i progetti fatti a matita e cancellati, ripassati a penna per essere indelebili; io piegato sui fogli a righe disegno altre scie perpendicolari ad esse e segno binari, poi provo conti, poi di nuovo fino a cadere esausto con previsioni metereologiche, orari impossibili, pronostici da oroscopo. Il viaggio è quasi un volo, il mio primo in mongolfiera, ve l’ho detto.
Metto da parte ogni timore: misuro la dimensione del pallone, quasi riesco a immaginarlo, ma forse è un sogno. L’aria soffia freddo e in quel cesto in su avrò gelo, solo lui. Ecco, allora, che mi appoggio alla scrivania, chiudo gli occhi e mi addormento: esco dal sogno, sono di nuovo qua. Un delirio, prima di andare a dormire.
Dove sei tu a scaldarmi il sonno, a tenermi su le coperte a prenderti cura delle mie paure a darmi coraggio? Dove sei tu che stasera voglio donarti quel poco di me che sogna e vuol sognare? Dove sei tu per avere in dono questa piccola porzione di bene che mantengo dolce e calda per te?
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